COME LAVORO: l’incontro con Anna, 6 anni

Incontro Anna (nome di fantasia) nel mio studio, accompagnata dalla mamma e dal papà, che chiedono il mio intervento in aiuto,  per le  difficoltà negli apprendimenti e nella condotta scolastica di Anna, che manifesta  comportamenti fisicamente e verbalmente aggressivi rivolti ai compagni e agli adulti. 

A corredo della richiesta dei genitori, vi è una diagnosi specialistica di: “Disturbo da deficit di attenzione e iperattività con iperattività/impulsività prevalenti, e ritardo mentale lieve”.

 ANALISI DELL’AUTONOMIA E DELLA COSCIENZA DI SE’

I miei primi incontri con i genitori di Anna, sono stati funzionali ad un’adeguata analisi storica dell’autonomia e dalla coscienza di sé attraverso il narrato di  Anna e dei genitori. Ho inoltre avuto (nei mesi successivi, dopo aver effettuato la verifica delle PAD – potenzialità, abilità e disponibilità di Anna) la possibilità di interagire sia con le insegnanti della scuola dell’infanzia, dalla quale Anna proviene, sia con le nuove insegnanti della scuola primaria, avendo così modo, di confrontarmi in maniera  significativa, sullo stato degli apprendimenti e sul comportamento di Anna, anche  all’interno dell’ambiente scolastico. 

Anna è nata a termine dopo una gravidanza normodecorsa. La bambina nei primi mesi ha mostrato  uno sviluppo regolare e un facile adattamento ai ritmi di sonno e veglia. Successivamente è subentrata  una certa instabilità nel comportamento. Al compimento del nono mese per Anna, la mamma ha ripreso la sua attività lavorativa e, dopo alcuni mesi di affidamento alle nonne, a circa 12 mesi la bambina ha iniziato a frequentare il Nido. Ha  avviato i primi passi,  tra i 13 e i 14 mesi. E’ riferita dalla mamma una difficoltà nella strutturazione del linguaggio espressivo, con la comparsa di prime semplici frasi, solo dopo l’ingresso alla scuola dell’infanzia. La mamma spiega che  la bambina vive in famiglia, composta dalla mamma e dal papà,  i quali  trascorrono gran parte della giornata lavorativa lontani da casa. La mamma svolge un lavoro su turni e rientra a casa molto tardi la sera, mentre il papà esce molto presto il mattino. Anna, quindi vede molto poco i genitori  e trascorre il pomeriggio, al termine delle lezioni, prevalentemente  con i nonni. Anna  è figlia unica, vive in una zona periferica  del paese e la famiglia, non ha alcun contatto con altre famiglie; Anna non frequenta altri coetanei al di fuori del contesto scolastico. 

La bambina ha tentato di praticare alcune attività sportive, che non hanno avuto continuità, a causa del suo comportamento piuttosto aggressivo, così come la frequenza delle attività estive è stata presto interrotta a causa delle difficoltà di adattamento al nuovo contesto, da parte della bambina che ha suscitato nei genitori un senso di profonda amarezza e preoccupazione. 

La mamma  esprime infatti  una forte  preoccupazione per il comportamento di Anna a scuola, che risulta però essere di difficile gestione anche a casa. La mamma inoltre, convive con  profondi sensi di colpa, perché a causa dei suoi impegni lavorativi, non riesce a seguire la bambina come desidererebbe e riferisce uno stato emotivo di forte tensione ed apprensione.  Anna  manca inoltre  di autonomia nello svolgimento delle comuni azioni quotidiane scolastiche, sia nell’ambito della gestione della propria persona (mangiare da sola, andare in bagno da sola, sistemarsi i vestiti in autonomia)  episodi di enurèsi, soprattutto quando si sperimenta in contesti che non conosce, nei confronti dei quali non si sente a proprio agio. Sono evidenti inoltre difficoltà nell’addormentamento e nel mantenimento di una adeguata quantità di ore di sonno notturno. La bambina infatti è molto tesa ed agitata, ha  frequenti risvegli notturni e non accetta di dormire per conto proprio nella sua cameretta.  E’ narrata,  fin dalla scuola dell’infanzia una fatica nella relazione con i compagni, verso i quali ha atteggiamenti fisicamente aggressivi, spesso si impadronisce dei loro oggetti, creando tensione e disappunto e quindi tende ad essere isolata dagli stessi. 

La mamma riferisce inoltre che lo sviluppo ed il raggiungimento delle tappe di crescita,  nell’espressione corporea, come confermato dal pediatra, anche attraverso i bilanci di salute, risultano nella norma, mentre nell’espressione verbale è deficitaria nella componente morfosintattica del linguaggio. 

Sembra quindi che la sfera su cui sarà necessario fissare l’attenzione, sia quella emotivo/relazionale, quella degli apprendimenti, e la strutturazione di un intervento di accompagnamento e di cura, rispetto ai genitori ed al contesto familiare nel quale vive Anna. 

Il mio intervento pedagogico clinico inizia con l’ analisi delle PAD: POTENZIALITA’ –  ABILITA’ – DISPONIBILITA’: 

ANALISI DELL’ESPRESSIVITA’ GRAFICA E CROMATICA:

Anna durante la frequenza della scuola dell’infanzia e ad oggi, in prima classe di scuola primaria, ha una prensione palmare della matita, non conosce nessun colore, non ama molto disegnare, l’unica attività che svolge è: tagliare, incollare e strappare pezzi di carta. Il segno è pesante ed incisivo, nella parte centrale del foglio di piccolissime dimensioni, al quale non attribuisce alcun significato simbolico. Non possiede coordinazione oculo – manuale e per lei quindi, lo spazio della pagina del quaderno scolastico, nel quale sono  richieste le attività anche di pregrafismo, funzionali all’introduzione della scrittura, non è adeguato alle sue abilità e suscita in Anna un atteggiamento di rifiuto, che la spinge ad alzarsi e ad assumere atteggiamenti disturbanti rispetto alla lezione. 

Ho proposto per quanto concerne il Graphonage:

  • disegno libero 
  • disegno della figura umana
  • disegno della famiglia in movimento 
  • il Color Lusher  test: I suoi disegni sono ripetitivi e stereotipati, con elementi che non sono  caratterizzanti e che non si  differenziano nei dettagli. Emerge dal tratto un atteggiamento particolarmente esuberante nel contatto con l’ambiente, il forte bisogno di sentirsi al sicuro, il desiderio di autonomia e la ricerca del nuovo e degli altri.  
  • Anna  tende a passare da un’attività ad un’altra senza soluzione di continuità e soprattutto non si sofferma mai ad osservare i dettagli e le particolarità degli eventi che le accadono.

ANALISI DELL’ESPRESSIVITA’ MOTORIA:

Fin dai primi incontri in studio, Anna ha avuto un atteggiamento di totale chiusura ed immobilismo fisico. 

Non desiderava parlare con me e si tratteneva a lungo  in braccio alla mamma,  si rivolgendosi ad essa con un linguaggio con toni vezzeggiativi. Probabilmente necessitava di un tempo di adeguamento e di conoscenza rispetto al nuovo ambiente. La mamma si è trattenuta con lei per i primi dieci minuti, successivamente l’ha attesa nella stanza esterna e ho provveduto a lasciare la porta del mio studio socchiusa, in modo che Anna potesse gradualmente affidarsi alle prime esperienze con me, consapevole del fatto che la mamma si trovava nella stanza accanto ad attenderla. 

Durante le prime esperienze da me me proposte,  non desiderava partecipare e si metteva in un angolino in osservazione. Poi gradualmente, ha accolto le prime sollecitazioni, dandomi quindi la possibilità di iniziare le mie osservazioni nell’ambito delle espressività motorie e verbali.  Era evidente che non  presentava alcuna difficoltà nei movimenti, Anna è  infatti capace di orientarsi nello spazio, si sposta in autonomia, anche se è costantemente in ipertono e  quando si muove tende a sbattere contro le persone (la mamma racconta che spesso fa male ai compagni intenzionalmente, con botte, schiaffi e spintoni). Le sue azioni sono molto veloci, sovrapposte e poco controllate, non ha alcuna attitudine alla  distensione e sono presenti numerose  sincinesie. Osservo inoltre che il suo dinamismo respiratorio è alterato, così come il suo stato di equilibrio sia in posizione statica che in dinamica. La coordinazione dinamica generale è quindi piuttosto faticosa.

ANALISI DELLE ABILITA’ ESPRESSIVO VERBALI: 

Anna  si esprime correttamente in modo totalmente comprensibile anche se utilizza un linguaggio piuttosto semplice. Spiega con correttezza i propri bisogni e desideri. Non manifesta difetti di pronuncia di alcun genere. Spesso ha una respirazione disritmica quando è in tensione o ha paura. La sua voce è sonante e in alcune circostanze anche piuttosto sguaiata. Non presenta nessuna forma di dislalia. Ha delle difficoltà nella componente morfosintattica del linguaggio orale, sia nell’espressione ma anche nella ricezione, è quindi necessario incrementare tali abilità allo scopo di modificare la qualità dello scambio comunicativo nella sua vita quotidiana considerando che non sono presenti vincoli di natura fonetica o fonologica.

ORGANIZZAZIONE GRAFO PERCETTIVA:  

Sono presenti molte  inesattezze dovute alla modalità con cui esegue i disegni da me proposti: li guarda per una frazione di secondo, non torna con l’occhio sul disegno per verificarne l’esattezza e scrive con eccessiva velocità e poca cura nel segno grafico. 

MNESI IMMEDIATA: 

La sua soglia di attenzione e di concentrazione è alterata nonché i processi mnestici. 

ATTENZIONE E FATICABILITA’ 

E’ evidente la difficoltà nel mantenimento dell’attenzione e nel sopportare l’affaticamento.

 IL MIO INTERVENTO PEDAGOGICO CLINICO

Ho sperimentato con lei, in un’ottica di spiralizzazione,  attingendo dal Memory Power Improvement® alcune tecniche per potenziare le sue abilità mnestiche, nelle quali durante l’analisi delle PAD si è mostrata particolarmente in necessità di rinforzo. La mia linea guida è sempre stata quella di proporre esperienze su di sé, da sé e per sé, cercando di attivare più canali informatori possibili. Ho proposto come canale uditivo il gioco del “due  PUM” che ha gradito in modo particolare rimanendo nel conteggio non oltre il numero 20.

Abbiamo lavorato molto con gli stimoli visivi e con  le associazioni di idee.

Dall’MPI ho inoltre tratto l’esperienza di stimolazione tattile  di dermoscrittura, molto utile per lei che  faticava ad apprendere le modalità di scrittura dei singoli grafemi e ho attinto  anche dalle  esperienze  di stimolazione olfattiva percorrendo quindi numerosi canali di sollecitazione. 

Abbiamo inoltre sperimentato il racconto dettagliato di alcuni avvenimenti significativi. 

Osservando, attraverso l’analisi delle PAD le sue difficolta nel segno grafico, dovute ad una modalità non adeguata di lasciare traccia di sé,  piuttosto spigolosa, a scatti e con una pressione non modulata, ho utilizzato le tecniche del Metodo Bongeste® perché tale metodo mi permette di lavorare sulla traccia che ha consentito  ad Anna  di raggiungere inizialmente un gesto fluido e morbido  e successivamente, trasferire questa modalità anche al gesto grafico. Ho pensato all’utilizzo di questo metodo avvalendomi anche del fatto che la bambina ama moltissimo la musica, il ritmo e il movimento, tutti elementi che il Metodo Bongeste® prevede. Ho iniziato a proporre alcune semplicissime figurazioni  su ritmo binario 2/4

Le esercitazioni sulla bimanualità  hanno indotto in Anna  un’esperienza di vissuto reale dei movimenti nella relazione tra suoni e gesti, per dare significato profondo alle figure lasciate in campo vuoto e successivamente in campo grafico perché gli impulsi ritmici e sonori ne hanno energizzato le espressioni.

Anche il metodo Musicopedagogia® si è  ben inserito in quanto metodo ausiliario in grado di liberare le energie stagnanti, dare vita a dialoghi interni di emozioni e di sentimenti, garantendo per lei quindi un ampliamento della conoscenza e della comprensione dei suoi stati emotivi. 

Se il Metodo Bongeste® permette il raggiungimento di un gesto fluido, con il Metodo Prismograph®  ho orientato il mio intervento  al ristabilimento di un tracciato segnico adeguato. Con le tecniche di Aplomb e l’individuazione del punto egoico ho risposto alla necessità di Anna  di perfezionare i concetti di spazio, attraverso il lavoro sull’equilibrio, sulla coordinazione sull’intenzionalità e non la casualità nel definire il segno che spesso la caratterizza. Dal campo vuoto siamo passate alla parete attrezzata con lo scopo di definire con maggiore accuratezza il suo asse corporeo. 

Per Anna ritengo inoltre opportuno, proprio per aiutarla a consolidare la componente morfosintattica del linguaggio e incrementare la qualità dello scambio comunicativo nella sua vita quotidiana, attingere dalle strategie di intervento orientate al linguaggio, dal Metodo Linguaggio Azione® attraverso la connotazione di ogni atto – azione svolta  e quindi nella descrizione dettagliata di una singola azione così da incrementare la propria memoria spaziale cronologica e le proprie abilità elocutorie, nonché l’attenzione verso i dettagli delle proprie azioni, del proprio esser nel mondo che spesso nel suo caso sono vissuti in modo superficiale e poco incisivo. 

Nel campo prettamente scolastico e quindi dell’apprendimento, date le difficoltà di Anna di apprendere la lettura e la scrittura il Metodo Writing Codex®  attraverso esperienze ludico-espressive ha sviluppato in lei  le potenzialità per arrivare alla cognizione e alla padronanza di ogni espressività tramite la scrittura. 

Abbiamo percorso una serie di di esperienze propedeutiche: 

*esperienze oculomotorie: per lavorare sulla dimensione sensoriale dell’apprendimento, quali per esempio l’inseguimento oculare in campo vuoto. 

*esperienza dx e sx, esperienze dei binari con le corde (propedeutiche ai binari/righe che troverà sul quaderno) pronuncia di parole e corsa dentro ai cerchi (propedeutiche per la suddivisione in sillabe). Partendo inoltre dal concetto che si parla per sillabe ma si scrive per lettere, nel passo successivo andremo alla ricerca del numero di suoni/fonemi che compongono una parola.

*esercizi propedeutici di respirazione anche pronunciando le singole lettere perché quando si eserciterà nella scrittura dei grafemi assocerà questo movimento alla respirazione.

  • alla lavagna presentazione dei grafemi, abbinati alla respirazione e ad esercizi per l’impugnatura del pennarello
  • presentazione del grafema frazionato proprio rispettando il principio che la scrittura è uno schema motorio, è una sequenza motoria e in quanto tale va rispettata, nella scrittura del proprio nome si inizierà in campo vuoto e mantenendo il punto egoico per poi arrivare alla scrittura sul foglio. 

Per l’apprendimento della lettura, che nel caso di Anna avrebbe dovuto condurla gradualmente alla fase della sillabazione, ho applicato il  Metodo Educromo®   perché tale  metodo  parte dal presupposto che l’apprendimento della lettura è un processo globale, nel quale necessitano di essere  sollecitate tutte le Potenzialità le Abilità e le Disponibilità, attraverso una serie di esperienze che stimolano la componete uditiva, la componente  delle abilità espressivo elocutorie, il lavoro sul corpo e sulla propria capacità di lasciare traccia, fino ad arrivare alla codifica e decodifica scrittoria, utilizzando in modo particolare le vibrazioni cromatiche. A questo scopo ho introdotto  la lettura di sillabe cromatiche, ma anche monocromatiche con tonematiche diverse e orientamenti vari, letture cromatiche in aggiustamento e letture cromatiche con diverse composizioni grafiche. Tutte le vibrazione cromatiche infatti vanno ad influire e potenziare le abilita funzionali dell’occhio e migliorano l’efficienza produttiva. 

Il mio intervento ha avuto come obiettivo primario quello in  orientamento  sulla riappropriazione del proprio sé corporeo, nell’ottica prima di tutto dell’acquisizione di una conoscenza topografica reale tale, da aiutare Anna a definire il proprio schema corporeo e la propria distribuzione di sé nello spazio e nella relazione, ed entrare in contatto in modo profondo con le proprie sensazioni.

Il primo metodo che ho adottato, conoscendo le sue difficoltà nell’accogliere il contatto fisico, è stato l’utilizzo delle Touchball®  in questo caso specifico le palle vibrocromatiche, che nella loro dimensione ludica hanno permesso  un facile ed immediato accesso alla bambina. Lo stato di assorbenza e quindi il nutrimento corporeo, hanno permesso ad Anna di pervenire ad una  partecipazione a sé, ad un’attenzione verso di sé e soprattutto all’accoglienza di sé. 

Nel percorso di esplorazione e conoscenza minuziosa di sé, il metodo Discover Project® si è rivelato   essenziale proprio per la sua peculiarità di intervento contrattivo e decontrattivo, per favorire una percezione segmenteria e analitica tale da abbattere i suoi profondi stati tensionali ma soprattutto per riconquistare  tramite esso, il graduale  riequilibrio del suo stato di ipertonia e il  vivere il proprio corpo come centro coordinatore della propria esperienza di sé, come asse di un nuovo orientamento verso la vita. Ho seguito con lei una “linea intrametodo” all’inizio proponendolo in modo parziale in piedi o partendo solo dalle mani. 

Anche il metodo Trust System® proposto nei tempi adeguati e in un’ottica di spiralizzazione e quindi di adeguata intersezione dei metodi corporei tra di essi, è stato di aiuto, attraverso il dialogo tattile  nella conoscenza e strutturazione del propio sé corporeo con particolare riferimento agli assi di simmetria utilissimi anche, ma non solo, nell’ottica della frequenza scolastica per l’acquisizione della scrittura e la gestione dello spazio sul quaderno. 

Partendo quindi da questa condizione di assorbenza, al termine dell’utilizzo dei metodi corporei, con Anna abbiamo percorso l’esperienza  del nutrimento mentale e quindi nel suo caso specifico, l’utilizzo delle Psicofiabe specifiche per le enuresi con l’obiettivo di un rinforzo ergico grazie al grande potenziale immaginativo che esce sollecitano. 

Anche la Cyberclinica® è stata  di aiuto come azione propositiva di sé , perché nel caso di Anna le affermazioni della Cyberclinica® le hanno concesso la  possibilità di generare una immagine positiva di sé, non più fallimentare, un senso di sicurezza e non di incertezza, sia nelle  frasi dichiarative proiettate nella prospettiva futura ma anche nella prospettiva presente.  Nel caso di Anna è necessario strutturare frasi molto semplici ed ogniqualvolta si perverrà ad una concretizzazione, diverranno espressione nel presente di un nuovo modo di essere. Tali frasi sono proposte come processo impressivo-dichiarativo e vanno ad impregnare ogni frazione corporea percorrendo un canale comunicativo che le è particolarmente congeniale: il movimento quale risposta al suo peculiare bisogno di liberarsi dai suoi appesantimenti. 

Anna prosegue ad oggi il suo percorso pedagogico clinico, con nuove sicurezze e maturando costantemente nuove capacità di stare in relazione con se stessa e con il mondo circostante.